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Ufficio Turistico Unificato
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Festa Maria Ss. Conadomini

Programma dall'1 al 31 Maggio 2018

 


Video sul restauro della tavola

 

 Dopo la morte dell'imperatore Enrico V (1125), che non aveva eredi diretti, le casate di Baviera e Sassonia dei Welfen (da cui la parola guelfo), favorevoli al potere papale e quella di Svevia degli Hohenstaufen, signori del castello di Waiblingen, anticamente Wibeling (da cui la parola ghibellino), entrarono in lotta per la corona imperiale. Questa rivalità coinvolse ben presto tutta l'Europa. In particolare, nell'ambito delle città italiane, la stessa dicotomia, superando il tradizionale significato di lotta politica tra papato e impero, si ripropose poi nella lotta tra le fazioni guelfa e ghibellina della popolazione, entrambe volte ad esercitare il dominio nel comune.
Nella prima metà del XIII secolo, la città di Lucca era ad ampia prevalenza ghibellina, al punto tale da entrare, con le città di Arezzo, Siena, Pistoia e Pisa, in una lega ghibellina toscana, volta a combattere ed arginare il potere guelfo nella dominante Firenze. Il lunghissimo periodo di ostilità culminò con la battaglia di Montaperti del 1260.


La prima metà del XIII secolo vedeva la Sicilia dominata dal'imperatore svevo Federico II, che essendo di parte ghibellina si trovava in frequente conflitto con il papa. Nel 1224 Gregorio IX scomunicò il sovrano svevo con il pretesto della mancata indizione di una crociata che Federico aveva promesso. In questo quadro storico, esattamente nel 1225, la nobile famiglia lucchese dei Campochiaro, essendo di dichiarata fede Guelfa, decise di abbandonare Lucca per rifugiarsi in Sicilia, a Caltagirone, una terra il cui signore, con una solenne scomunica sulle spalle, non poteva fare altro che dimostrarsi tollerante verso la fazione guelfa.
Si pensi che pochi anni dopo Federico II partirà per la Terrasanta, concludendo vittoriosamente la crociata con dei trattati col sultano d'Egitto, recuperando ai cristiani
Gerusalemme, Betlemme e Nazareth. La preziosa icona fu tenuta dalla famiglia Campochiaro fino agli ultimi anni del XVI secolo, periodo in cui venne donata alla Chiesa Madre dedicata all'Assunta.

L'Icona veniva esposta in chiesa dal lato del Cristo e collocata al centro di un polittico, detto per via della bellezza e dell'importanza del capolavoro "cona", termine dialettale indicante l'Icona (da cui la denominazione Cona Domini). Ogni volta che gravi calamità, siccità, pestilenze, carestie affliggevano la comunità cittadina, l'Icona veniva girata dal lato della Santissima Vergine, per venerarla ed implorare la sua misericordia.

I miracoli arrivavano puntuali, tanto che la devozione, diffusasi dapprima principalmente nel mondo agricolo, che dalla protezione della vergine otteneva grandi grazie, si estese a tutta la popolazione, spingendo il Senato cittadino a proclamare, nel luglio del 1664, la Madonna di Conadomini compatrona principale della città di Caltagirone.

Talmente grande è la gratitudine degli abitanti di Caltagirone da tributare alla Vergine l'appellativo di "Madonna del pane" e da dedicarle una grande festa che fino alla fine di Maggio coinvolge tutta la cittadinanza. Sui balconi dei carruggi dell'antico borgo campeggiano gli striscioni con scritto "Maggio a Maria", mentre la Parrocchia "
Maria Ss. del Monteviene ricolmata di profumatissimi fiori di tutte le varietà e colori.

È il mondo agricolo che, tra fede e folklore, rende la festa particolarmente solenne con l'offerta dei doni della terra, che viene fatta al termine del cosiddetto "corteo 'A Rusedda" una pianta profumata (cisto) raccolta nel bosco di San Pietro e portata, con mezzi agricoli, fino alla Chiesa della Conadomini.
 

Inoltre, in onore alla Madonna di Conadomini, tra i mesi di maggio e giugno la Scala Santa Maria del Monte viene allestita tra ceramiche, fiori e colori di primavera "Scala infiorata".

L'icona della Madonna di Conadomini è una tempera su tavola raffigurante da un lato la Santissima Vergine, dall'altro Gesù che si innalza dal sepolcro, con la croce alle spalle. La datazione di questa splendida immagine, dipinta con grande probabilità in Italia, si deve far risalire fra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo, in pieno periodo romanico.

 

Corteo della Rusedda

Sabato 26 Maggio 2018 ore 15:30


Il corteo della Rusedda è composto dagli agricoltori della zona originariamente su muli, cavalli e carretti e oggi soprattutto trattori, automobili e camion, tutti accuratamente addobbati con la “rusedda”, la pianta di cisto raccolta nel bosco di Santo Pietro che una volta serviva agli “stovigliai” per ardere i forni.
 



 

Il colorato corteo viene preceduto da un vessillo (triunfu) con l’immagine sacra della Conadomini ed è caratterizzato dall’intermittente suono delle “brogne” (grandi conchiglie), trasformate in strumenti a fiato.

 

 

Percorso Corteo della Rusedda



Coordinamento organizzativo a cura dell'Associazione "Senza Frontiere" 


 

Ore 15:30 raduno degli agricoltori, in piazza della Regione, successivamente il corteo percorrerà le vie Mario Milazzo, Principe Umberto, Giovanni Burgio, Giorgio Arcoleo, Roma, piazza Municipio, Vittorio Emanuele, Duca degli Abruzzi, Carcere e conclusione sul sagrato della Chiesa di Santa Maria del Monte.
Sarà presente la squadra a cavallo della Polizia di Stato.